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La trattoria, visitata dal Club della Mandibola
la sera del 15 aprile 2005, incarna la più tipica vocazione del
nostro sodalizio, orientato a valorizzare la cucina tradizionale del territorio.
Accolti con cordialità in un ambiente tipico delle osterie di una
volta, si ha subito la sensazione del locale familiare e in cui riscoprire
i sapori più autentici, fortunatamente lontani dalle pennette alla
vodka e dalla rucola propinati in altri ristoranti, senza radici.
La sensazione della trattoria alla mano diviene certezza una volta che
ci si siede a tavola. Gli antipasti non sono banali: abbiamo provato caprini
freschi della Valcamonica, polpettine di carne, formaggio e verdure, affettati
misti, tra cui si segnala la culaccia e soprattutto il culatello, prodotto
in quantità limitata da un architetto di Colorno con la passione
dei salumi (non disponibile la sera in questione, ma assaggiato con soddisfazione
dal sottoscritto in unaltra occasione), il tutto accompagnato da
salsine varie e sottaceti di buona fattura.
Tra i primi segnaliamo dei saporiti bigoli al torchio conditi con pomodoro
e bagoss e tagliatelle al filetto di persico, molto delicate e gustose;
disponibili anche primi piatti tipici della zona, che risente fortemente
degli influssi della cucina mantovana, come i marubini in brodo serviti
con Lambrusco mantovano (bever in vin) e i tortelli di zucca,
oltre ai tagliolini conditi con del tartufo locale.
Passando ai secondi, degna di lode è loca in terragna, così
come è risultato interessante del manzo stufato accompagnato da
verdure; facevano parte del menu anche lumache in umido, il coniglio disossato
con aceto balsamico e bolliti misti e, come variante, selezione dei formaggi
con mostarda.
Detto dei dolci, corretti, con nota di merito per la sbrisolona con lo
zabaione, va sottolineata la varietà proposta dalla carta dei vini
con copertura regionale che ci sembra abbastanza completa, etichette internazionali
e possibilità di scelta per tutte le tasche, soprattutto quelle
più gonfie.
Nel complesso, rimane lottimo ricordo di una serata piacevole, passata
in un ambiente in cui traspare lattenzione e laccuratezza
nella scelta delle materie prime e soprattutto la passione del titolare,
sempre disposto a dare suggerimenti e descrivere la composizione dei pitti
serviti.
Il servizio tende al lento (del resto il locale è affiliato allo
Slow Food
) e non sempre risulta impeccabile (il vino è stato
servito quando gli antipasti erano quasi terminati). Personalmente non
me ne rammarico; i ritmi frettolosi li lascio volentieri a ristoranti
più ambiziosi, soprattutto se chi serve a tavola chiude un occhio
(e anche un orecchio) davanti a certe
licenze poetiche o ruvidezze
da parte nostra.
Il conto risulta abbastanza corretto, anche se a parer mio risente in
parte della fama acquisita dallAlba negli anni, grazie alle buone
recensioni su varie guide gastronomiche nazionali e su più di un
quotidiano.
Insomma, i membri del Club assenti, più o meno i soliti verso i
quali lesimio Presidente sta per esaurire linfinita pazienza,
hanno avuto torto e ne è testimonianza il buon livello dei voti
finali.
e.m.
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